Sulle dita di una mano

Il tempo lenisce, sorprende, insegna, consegna la consapevolezza di possedere, o di aver fruito, in numero limitato, di “sostanze” che non hanno un valore economico, pur trasformando chi ne gode in una persona agiata come poche. Presenze costanti, silenziose o rumorose, mosse da un affetto o dall’amore, senza le quali albe e tramonti assumerebbero valenze diverse e del loro rincorrersi rimarrebbe solo il vuoto. Esclusi coloro che ci amano, solo per il nostro esistere, perché prolungamento della 12256662_143329826027047_1424347309_avita e “partenza-traguardo” della stessa, perché compagni di un viaggio in cui il cuore mette in circolo lo stesso sangue, c’è poco da girarci intorno e da riflettere, le persone che riterremo importanti, difficilmente latitanti, saranno poche. Il/la compagno/a di scuola, chi ha condiviso con noi i giochi d’infanzia o l’adolescenza, scortandoci in un continuo maturare, un incontro casuale, in grado di scacciare amarezza e solitudine, destinato a radicarsi, la voce e l’inconfondibile tepore dell’Amore! Come le dita di una mano, poche, sottili ma robuste, capaci di stringere, creare, accarezzare, dal pollice al mignolo, uniche, efficaci … indispensabili, così siamo propensi a credere. È vero, perché nasconderlo, raccontandosi una fiaba dall’ipocrita lieto fine, un incidente voluto, procurato, accidentale, potrebbe comprometterne l’integrità e mostrare una dolorosa imperfezione. L’amicizia calpestata, i sentimenti mai sottoposti a processo, una o più falangi ferite o brutalmente amputate. La sofferenza mortifica, debilita ma non paralizza la stretta coraggiosa di una mano che acciuffa e fa sua la speranza. Ciò che è perso non ritorna, non scivola tra le trame di un creato fatato che vede ricrescere una codina abbandonata o rispuntare la dentatura andata, ma educa a guardare oltre ogni limite, ad allontanare la resa e a credere che lo sgretolarsi di un sentimento non uccide, ma crea lo spazio per accogliere un bene ancor più grande.

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Alla ricerca dell’anima

Resta dentro me, Anima Bambina…
viva, fremente nelle mie viscere,con la bocca schiusa ,
come fiore assetato di rugiada meraviglia,
con occhi di sabbia e di vento che seguono la carovana del cuore…
Resta con le ali di un angelo che dispensa lacrime di gioia e disseta il demone della tristezza che “segretamente” ama ancora la vita…
Arresta il tuo sguardo ogni volta che trovi espressi sentimenti e pensieri mai sbocciati prima…
Afferrali come una dolce paura e portali dove le parole non hanno più senso…
Sono ventagli che aprono il silenzio, carezze del cuore, vertigini con cui la ragione gioca senza riuscire a trovare il sogno.
La mente tumultua e, si confonde, commossa dalle infinite bellezze che hanno preso posto, dove restano a fare il nido di incanti, armonie ormai Mie…
Nei più profondi strati del pensabile, penetra, anima bambina, gioca con le idee, sorridi ai desideri , colora i sogni, illumina come un raggio di luce pura ogni pensiero di ogni nuovo giorno…
Giaci a braccia aperte sulla riva incontrastata del cielo, ad accogliere
“il Nuovo” come pioggia limpida e leggera…
​ Custodisci la tua eredità, nel mio sangue, nel mio ingegno, il seme della tua spontaneità ad ogni risveglio, dopo aver viaggiato oltre l’oceano di verità sepolte
Cospargi gocce d’ intraprendenza nei luoghi ancora sconosciuti al cuore, nutri il mio sguardo di un sentimento puro, che curioso osserva il mondo, privo di ogni memoria …
Prendimi per mano,guidami, alla ricerca del giardino delle infinite possibilità, dove suona la sinfonia del “tutto può ancora succedere” e, semina in me il germe dell’infinita speranza

 

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Come un romanzo

L’esistenza umana è come un lungo romanzo, incompiuto, che consta di capitoli già scritti, congelati dal tempo e non più correggibili, di altri stesi di corsa, che chiedono di smettere d’essere bozze informi, e di quelli che ancora attendono di venire alla luce. Ricordi permanenti, petali di felicità o schegge di dolore, speranze appagate ed altre in attesa di riscontro, sogni da spedire al futuro e schizzi d’inchiostro di ogni giorno, un libro redatto a più mani o in solitaria, che tratteggia una sola figura, quella del suo autore. Non sempre è facile rileggersi o voltare pagina per scriverne una nuova, come non lo è abbandonare le “tracce” che custodiscono attimi in cui siamo stati bene. Lo scrittore, il solo a possedere la facoltà di orientare la trama, ha il dovere di avvertire la necessità di abbandonare la paura, di riscoprire il gusto dell’osare, non ponderando mai l’amaro di un’eventuale sconfitta. Lo deve a se stesso, insabbiando l’angoscia di un “dejà vu” che, con tutta probabilità, non si presenterà mai. Il libro della mia vita ha interi paragrafi che vorrei eliminare perché hanno avuto il potere di marchiarmi a fuoco, dai personaggi formalmente perfetti ma in putrefazione nell’animo, altri poetici dai quali mi pesa allontanarmi, pregni di quell’amore che ti piove addosso solo perché esisti, di più recenti in fase creativa. Non ho permesso agli eventi di scolpire pensieri acidi, di paralizzare la mia mano, unico mezzo per restituire libertà al cuore. Vi ho battuti, rispedendo al mittente il male che vi divora l’anima … lo so, da chi valutavate “polla”, non ve lo aspettavate!
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MARE DELLA VITA

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Fu allora che, che stretta al mio albero, giurai che
per tutta la vita avrei inseguito i miei sogni e che alla fine , io, albero della mia nave come una cosa sola li avremmo raggiunti…
Al mio sogno diedi un nome. Lo chiamai alla ricerca della felicità.
Ed era proprio cosi che lo sognavo…stretta al mio albero.
Sola, come quei vecchi marinai che stanno nei porti delle isole…e come loro sarei ritornata un dì anch’io e avrei raccontato la mia storia a tutti i bambini radunati attorno a me…una storia non ancora raccontata.
Viaggiavo rincorrendo sempre la curva del mare. Ritornavo in me, verso “casa” seguendo nel cielo il dito di mio padre, che immaginavo continuasse a guidarmi tracciando in cielo dei segni, che indicassero la rotta del ritorno.
Salpai l’ancòra e lasciai dietro di me la mia adolescenza.
Attraversai il mare senza conoscerne la vastità…incontrai la paura di essere sola, toccando la sponda dei miei limiti e accolsi come amici gli spettri dei miei dubbi e delle mie incertezze…per poi lasciarmi scomparire laggiù, dove i sogni incontrano le balene, oltre alla grande curva del mondo……Un segno di cio’ che si preparava, il destino l’aveva lasciato: le gru e la loro forma in volo mentre si dispongono disegnando in cielo un angolo acuto. Un simbolo, chissa’, una lettera greca Y, la lettera di Pitagora…Teoremi indefiniti da risolvere. Teorie da incastrare. Vento da ingabbiare nelle vele fin su la cresta dell’onda… nell’infinità di blu, fra mare e cielo…Arrivo’ quel giorno inaspettato.
Lasciai la corda e la vela dell’albero principale della nave e l’albero poggio’ verso le mete luminose del porto interiore. Quanto tempo era trascorso, non so. Quanto all’invecchiare, il quadrante della mia vita era ritornato indietro. Il viaggio, però, non era ancora finito.Sentivo il desiderio di ritornare nel luogo in cui tutto era cominciato.Ormeggiai allo stesso palo di cedro piantato sulla riva all’ombra del mio primo passo.
I marinai raccontano storie meravigliose nei porti. Sono storie di ritorni, di conquiste, di terre lontane, di esplorazioni ai confini del mondo… sotto la tutela immediata del cielo. L’uomo non sa da dove vengano il vento e l’onda, poiché la barca è nelle mani di Dio”.C’è un mare poco conosciuto, che racconta storie fuori dal comune.
Storie di delfini che si spiaggiano,di tartarughe ferite, di incontri inattesi, di squali, pesci luna e megattere.
E’ un mare meno noto, insospettato,
teatro di incontri fra uomini animati da una passione
e inconsueti animali marini.
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Vento

Non vi è domande che io non possa fare,

se rispondi sempre con il silenzio.

Del resto

il nostro incontro

Fu vento,

vento che  sibilava   tra porte e finestre .

Vento che increspava  le onde del mare ,

furia,

sudore,

corpo a corpo.

Non siamo e,

non saremo mai la brezza che accarezza e passa.

Siamo un uomo ed una donna   tu ed io,

carne,

che uccide e germoglia.

Di pelle che trema per una carezza,

di sobbalzi improvvisi e terremoti.

Siamo uomo e donna

tu ed io

E di natura che non ha domande,

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MENO 1… CONTO… CHE MI PASSA

57, l’uno accanto all’altro, stretti nello spazio della memoria, intenti a riordinare i ricordi, a soffiare via la polvere che riveste i pensieri ammucchiati, per nulla sorpresi nel realizzare che l’incessante agitarsi del mare accorcia l’arenile 57, ciascuno con una sua storia annodata tra le dita, con al seguito le foto scattate dal cuore, l’eco di una voce lontana e un panorama familiare. 57, ognuno con un sogno gettato in valigia, affidato al destino, e una delusione in tasca, scortato dall’incoscienza, che non fa sconti ad alcuno e spinge, al grido di “rischia!”. 57, piccoli e curiosi, schivi e taciturni, frizzanti e sbarazzini, cresciuti e affamati di domani, felici o doloranti, rabbiosi o delusi, ancorati alle stagioni della vita e mai distanti dalla tenacia e dalla speranza. 57, come le rughe che trovano pace sul viso, come quei primi capelli bianchi che giocano a nascondino tra quelli scuri, come quei kg ideali che la volontà protegge a stento … 57 lacrime che per gioia o dispiacere non tarderanno ad arrivare, 57 sorrisi e risate che intendo centuplicare, 57 desideri che mi ostinerò a realizzare, 57 volte “Auguri, donna Stagionata: la vita possa restituirti quel che mani maligne hanno voluto accartocciare!”

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Mentire per non soffrire?

Mentire per non soffrire, ignorare, volutamente, verità emotivamente pressanti e scomode, dire: “Ma figurati, non me ne frega assolutamente nulla!”, negare l’evidenza, quella sensazione amara che vela lo sguardo, nell’improbabile speranza che il ripeterselo, con una certa continuità, possa compiere la magia. Ma quale MAGIA!!! Solamente un fatto piovuto dal nulla, qualcosa che non investe impetuosamente il nostro universo e non ne fa parte, ciò che dopo uno stravolgimento totale può essere rimosso e sepolto definitivamente, può rendere veritiera una simile affermazione, il resto è solo un’immensa bugia, una corazza ossidata che nessun prodotto renderà rilucente. Quante volte ci diciamo: “E’ meglio non farsene un cruccio, se non sto lì a rimuginarci il tempo guarirà più rapidamente la ferita!”, una mossa risolutiva, sempre che l’artefice del cratere, nel bel mezzo del nostro cuore, esca di scena. Non va sempre così, alcuni “soggetti difettosi” si trasformano in ombre, pronte a bussare alla nostra porta, sicure di prendere, pronte a serrare la loro a quattro mandate, al solo pensiero che nocche umane possano picchiarci. La mia visione degli eventi non conosce vie di mezzo, il dolore è dolore, la gioia è gioia, gli effetti speciali non esistono! La malignità, a mio avviso, è figlia dell’ignoranza e dell’insensibilità, una quantità di volte molto più grande di quello che si crede, tant’è che i “pensieri delicati” piovono addosso non solo sul reale bersaglio. Una persona non ti piace? Non rientra nei canoni della creatura degna della tua considerazione? (chi ha l’autorizzazione, umana e divina, per stilare la classifica della perfezione o del gradimento …) Perché prendersela con chi gli ruota intorno, che diamine ti ha fatto! Rammenta qualcosa la parola “suocera”? Vogliamo non ricordare gli “amici”? La prima (non esistono solo le arpie ma anche angeli buoni al pari di madri meritevoli di riconoscenza ed amore eterno) arriva a ripudiare il figlio stolto che si è innamorato di una disgraziata che non va bene, lontanissima dalla saggezza e magnificenza che solo a lei appartiene, mammina da manualetto, i secondi etichettano chi prima adoravano come uno colto da improvvisa demenza, pronto all’interdizione. Risultato? Non esistono più i compleanni, le ricorrenze importanti, una parola di conforto in una circostanza di sofferenza, una mano tesa nell’attimo del bisogno, il semplice grazie. Si diventa tappezzeria, un quadro appeso in un angolo nascosto della casa, un divano sfondato degno d’arredare una cantina e, solo all’occorrenza, limoni da spremere. La vera consolazione giunge al calar della sera, insieme ad un cielo ornato di stelle, a quella pace che permette di incontrare Morfeo e non farsi dare del “verme”.

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Di notte

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Sul cuscino addormento i miei pensieri.

Mi allungo a sfiorare i desideri

impercettibili fruscii che svaniscono al primo alito di vento.

Le mani tese, nell’aria,

a disegnare spontanei arabeschi

nati dall’immaginazione

e dalla potenza amplificatrice

di piacere inespressi.

Il mattino, impietoso,

mi coglie nella delusa attesa

Questo dolore

Questo dolore mi uccide
lentamente
giorno per giorno.
Non so tenergli testa,
io che di dolori me ne intendo,
sono indifesa
sono nulla fra i suoi artigli.
Occhi d’inferno
vorrei tornare indietro
e fermare il tempo
su una scena qualunque…
questo dolore mi piega
mi piaga
mi entra nelle carni come un ago
mi percuote e mi cambia.
E’ uno specchio deformante,
un alito fetido
che distrugge ogni speranza.
Non so prevenirlo nè accettarlo,
so solo che le lacrime
hanno il sapore del sangue
ed il tuo viso
dolce tortura
mi trafigge e mi salva.59104_1466924065605_1560077_n

Solitudine

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Ho aspettato per anni parole che non sono arrivate…
ho incollato zampilli di silenzio alla sorgente viva del mio dolore..
prigioniera di un tempo mascherato di generoso impegno…
tra lettere di lacrime derise
sono rimasta sola a perquisirmi l’anima
per salvarmi la vita,
quel tanto che bastava per aspettarti…
ora che so per certo che tutto è finito
io non voglio piu vivere…

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Dirsi addio con un sms

Che l’uomo di oggi non sia più un “cuor di leone”, è opinione diffusa. Non sapevamo ancora, però, che fosse così timido, impaurito, quasi terrorizzato dalle donne, da doversi nascondere dietro ad un sms per dire alla sua partner “ti lascio”.

Sono sempre di più i fidanzati (maschi) che ricorrono al breve messaggio di testo per far “scoppiare la coppia”: lo rivela uno studio dell’Istituto di terapia cognitivo-interpersonale di Roma.

“Ti lascio”: due parole secche, che possono pesare come un macigno. Perchè prendersene la responsabilità? Con tutta la tecnologia disponibile, meglio delegare ad un messaggino. ” A scriverle sul telefonino si evitano imbarazzi e discussioni, e il maschio può defilarsi senza troppi traumi.” Vigliaccheria, dunque? ” Negli ultimi tempi, gli uomini delle coppie giovani e meno giovani fuggono dalle occasioni di scontro e chiarimento: sono spaventati dalle donne.”

Ma se le donne piantate via sms non riescono ancora a darsi pace, la consolazione c’è: “Se un uomo non ha il coraggio di guardarti negli occhi per dirti che è finita” – conclude Cantelami – “è meglio perderlo il più presto possibile”.

 

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Fili di seta

Fili di seta… fragili e sottili… ricamati sul tessuto della vita, quello grande, quello di tutti…

Questo siamo…

 e mentre ricamiamo scriviamo con il filo ciò che siamo…
Sto ancora dipingendo i miei colori sul grande lenzuolo…

ma a tratti poi mi fermo ricercando tracce antiche, quelle che segnano la rotta…
Indagando la condotta di ciò che sono stata ora mi assumo ogni responsabilità d’ogni groviglio e d’ogni nodo…
Ma Tu, dove sei?
Parlami ancora tra le trame del vissuto, ché questa vita senza Te è solo sterile tessuto, scadente…
Tu sei il senso d’ogni mio disegno…
per Te ho lasciato impronte sul mondo…
Son filo troppo fragile senza il Tuo sostegno…
Ti cerco mentre scucio ogni ragionamento
e silenziosamente ingoio ogni pentimento…

Ma Tu dove sei?

Parlami ancora tra la brezza della sera quando fa fresco e il vento già sussurra una preghiera

Io rapida ti aspetto ché non so andare avanti…

Insegnami, Ti prego, la Tua strada…

regalami matasse nuove e nuovi canti

e guida la mia mano in questa vita,

e il mio ricamo…

A G, con tutto l'amore

A G, con tutto l’amore

Ho pensato a tante volte a come si può migliorare la propria vita, senza andare a discapito di altre vite, la cui dignità è pari alla mia, ma non c’è una risposta unica, unico è solo il TRAGUARDO FINALE DI QUESTA VITA, e ci accomuna tutti, ma ognuno cerca domande e risposte proprie, simile è solo il cammino.

Pellegrini, viandanti di una vita che ci è stata regalata, e quindi dovremmo farne buon uso, magari se possibile regalandola ad altri, ma solo nell’ottica che i doni vanno trasmessi, perchè condividere un sogno è la cosa più gratificante.

E se io ho perso un pò di vista tutto ciò, è in massima parte colpa mia, credevo di aver seminato bene , ma non mi ero accorta che erano semi alati e  il vento li aveva  sollevati, triste accorgersene a quest’età, quando pensavi di poter raccogliere qualche frutto.

Ho disatteso l’attesa di questo mio tempo infinito, ma le mie parole  e le mie gesti resteranno comunque nel vento e spero arrivino lontano.

 

Con tutto l’amore. Asia